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Tra osterie e bacari di Venezia
TRA BACARI E OSTERIE DI VENEZIA
ph. Michel.Portrayinglifecom CC BY-NC-ND 2.0 via Flickr
"Andar par ostarie" è una tradizione da sempre molto amata dai veneziani e oggi anche dai “foresti”.
In questi locali tipici della città lagunare, infatti, si entra per fare uno spuntino o un aperitivo con i cichéti, tradizionali stuzzichini come le polpette, le sarde in saòr o il baccalà mantecato, accompagnati da un buon calice di vino.
Ma anche per mangiare gustosi piatti di risi e bisi (risotto con i piselli) o di zuppa di peoci, di fegato alla veneziana o di castraùre (primizie del carciofo violetto di Sant’Erasmo), tutte specialità della cucina popolare veneziana.
Lasciatevi tentare!
LE OSTERIE AI TEMPI DELLA SERENISSIMA
In passato, fino alla fine del Settecento, quelle che a Venezia erano chiamate “osterie” erano in realtà alberghi e insieme ristoranti, luoghi dove si poteva pranzare e alloggiare.
Le antenate delle odierne osterie avevano infatti tutt’altri nomi per i veneziani: c'erano, in ordine di importanza, le malvasie, botteghe raffinate dove si bevevano vini importati dalla Grecia; poi i magazeni e i bastioni, taverne di basso rango, e per ultimi i samarchi o samarchéti, chiamati così perché contrassegnati dal leone alato di San Marco, stemma della Serenissima.
Tali esercizi erano tutti locali pubblici di mescita e vendita del vino, dove si dava da bere senza dar da mangiare.
Si poteva invece mangiare - senza bere vino - in altre botteghe, ovvero i luganegheri (che servivano insaccati, zuppe, intingoli e frattaglie), le furàtole (simili ai pizzicagnoli, in cui si vendeva pesce fritto e frattaglie) e i fritolini, piccoli locali che vendevano esclusivamente pesce fritto da asporto, avvolto in un cartoccio di carta.
Oggi questi luoghi non esistono più ma tracce della loro presenza si ritrovano nei nomi di calli e ponti della città: Calle de la Malvasia, Ponte de la Furatola, Calle del Magazen.
ph. Stefano Ruvoletto via Facebook
IL PRIMO BACARO DI VENEZIA
A questi spacci di vino esistenti fin dai tempi più antichi della Repubblica di Venezia si sono aggiunti poi i bàcari, diventati ora i più conosciuti e diffusi in tutta la città! Ma andiamo con ordine.
I bàcari nascono a Venezia come osterie popolari solamente intorno alla metà dell’Ottocento, durante la dominazione austriaca. In origine erano più che altro spacci di vino, nei quali si consumava solo vino sfuso.
Il primo bàcaro fu aperto a Venezia con il nome di Bàcaro Grande in Calle de la Dogana da Tera, nei pressi del Ponte di Rialto, da un certo Pantaleo Fabiano di Trani, primo importatore dei vini di Puglia in città.
Vi si mescevano vini pugliesi a buon prezzo, che sembravano essere particolarmente apprezzati dai veneziani.
ph. Talia Bidussa via Facebook
UN VIN...DE BACARO!
Sull’etimologia del termine bàcaro c’è una curiosa spiegazione di Elio Zorzi, che nel suo celebre libro Osterie Veneziane dà alla parola un’origine popolaresca.
Si dovrebbe infatti a un vecchio gondoliere che, assaggiato il vino pugliese nella taverna da poco aperta di Fabiano, una sera proclamò: “Bon! Bon! Questo xe proprio un vin… un vin de bàcaro!”.
Un'espressione inventata al momento, ispirata probabilmente alla parola veneziana bàcara, ovvero allegra comitiva di persone che si divertono mangiando e facendo rumore.
Da quel momento moltissime altre rivendite di vino pugliese vennero aperte in città, e presero il nome di bàcari.
ph. @ppea_ via Instagram
PESCE FRITTO VENEZIANO: LO SCARTOSSO
A Venezia, come in tante altre città italiane, si può camminare gustando diverse specialità tipiche di street food.
Tra queste di sicuro c’è lo “scartosso de pesse”, ovvero il fritto da passeggio. Una specie di “cuoppo” napoletano riveduto in salsa veneziana che non ha nulla da invidiare al fish and chips londinese.
Gamberi, calamari, qualche pezzo di verdura e polenta vengono serviti in un cono di carta pronti per accompagnarvi nella vostra passeggiata, tenendo sempre bene a mente che i monumenti, gli scalini di chiese, ponti, pozzi e le rive non sono aree pic-nic e non è permesso sedersi e mangiare a terra.
ph. @Ioeslucie via Instagram