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Non solo gondole: il trabaccolo

Non solo gondole: il trabaccolo


il trabaccolo "Il Nuovo Trionfo" in navigazione a Vela

Fig1. - Il trabaccolo Il Nuovo Trionfo in navigazione.

La storia dell’arte ci ha consegnato numerose immagini di trabaccoli, ma quanto a testimonianze materiali, invece, la storia è stata un po’ meno clemente. Quelle che sono state fino a pochi decenni fa le più comuni barche da carico dell’Adriatico ai giorni nostri si possono ormai contare sulle dita. Il più antico documento conosciuto che fa riferimento al trabaccolo è del 1693: in esso si fa cenno al suo impiego come barca da pesca.

Lungo la costa romagnolo-marchigiana si costruivano a tale scopo scafi di questo tipo, più piccoli rispetto alle unità mercantili, denominati barchetti o bacoli.

I principali cantieri di costruzione si trovavano a Pesaro, Cattolica e Chioggia.

 


Giovanni Antonio Canal "il Canaletto" - La Punta della Dogana

Fig2. - Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, La Punta della Dogana, 1730.


L’inconfondibile tipo è rintracciabile nel Settecento nelle opere di tutti i grandi pittori vedutisti – da Canaletto a Bellotto, da Guardi a Tironi – i quali hanno immortalato decine e decine di imbarcazioni cariche di merci, ormeggiate a beccheggiare davanti a palazzo Ducale o alla punta della Salute. Forme familiari che hanno caratterizzato e connotato per sempre l’immagine di Venezia in quell'epoca.

Anche se le forme si sono perfezionate e sviluppate nel corso dell'Ottocento, le proporzioni rimangono immutate rispetto alle navi tonde già presenti in età romana (navi onerarie): il rapporto lunghezza/larghezza pari a tre è infatti il medesimo. Lungo circa 18 metri, il trabaccolo era caratterizzato dalla presenza della chiglia - una sorta di "spina dorsale" rovesciata di cui le altre barche lagunari a fondo piatto sono prive - che consentiva di navigare in mare aperto.



Fig3. - Trabaccolo ormeggiato nei pressi della stazione Marittima, visto dalla prua di un altro trabaccolo, anni 1930.


I robusti trabaccoli trasportavano di tutto: carbone, legna, pietre, ghiaia, sabbia, farina. Il grande boccaporto centrale, posto fra i due alberi, consentiva il carico e lo scarico delle merci dalla stiva mendiante gru munite di paranchi1. La sua particolare attrezzatura consentiva una comoda andatura a pieno carico con vento in poppa, e divenne nota come disposizione di vele “a trabaccolo”.

Molti sono gli ornamenti e le decorazioni che caratterizzano la tipologia del trabaccolo: la colorazione dello scafo e delle vele, gli occhi apotropaici di prua e gli occhi di cubia, il pelliccione o cuffia, le sculture ricavate sulle ghirlande o zogie e i mostravento orientabili, noti come penèli o cimarole.

Con lo sviluppo del traffico merci su gomma, i trabaccoli sopravvissuti al settore del trasporto sabbia dell'immediato dopoguerra, come molte altre barche tipiche, hanno visto un inesorabile periodo di oblio e progressivo declino.

Intorno alla metà degli anni Ottanta si risveglia l’interesse degli studiosi per l’etnologia marinara, in particolare per il patrimonio di barche tipiche delle zone costiere alto adriatiche.

Tra i volumi più interessanti che testimoniano l’interesse rinato in quegli anni, ricordiamo quello di Mario Marzari “Trabaccoli e pieleghi nella marineria tradizionale dell’Adriatico” pubblicato nel 1988 dall’editore Mursia di Milano.

Cosa rimane oggi? Poca cosa. Alcuni trabaccoli fortunosamente salvati dalla demolizione sono visibili a Venezia. Il “Concordia” – costruito nel 1910 nel cantiere Giacomo Storoni di Pesaro, anche se l'ex-proprietario afferma che in realtà fosse costruito a Monopoli nel 1887 e solo immatricolato nel 1910, quando fu installato il motore. Si tratta quindi di uno dei pochissimi trabaccoli ancora galleggianti visto che il Marin Faliero è a terra ormai inutilizzabile e restano sulla costa adriatica solo l'Isola d'Oro e... – Il Nuovo Trionfo (costruito nel 1926 nel cantiere Ferdinando Ubalducci di Cattolica) ceduto nel 2008 dal viennese Hugo Hermann alla “Compagnia della marineria tradizionale Il Nuovo Trionfo”3 che ha condotto un'impegnativa e meritoria campagna di restauri al vecchio scafo.
 

CURIOSITÀ

Un trabaccolo in Nuova Caledonia

Ci giunge notizia del trabaccolo che probabilmente si è spinto più in là di qualunque altro, arrivando molto lontano: in Nuova Caledonia!
A 1500 chilometri dall’Australia si è infatti costituita un'associazione per finalità sociali analoga alla veneziana “Compagnia” che utilizza un trabaccolo giunto dall’Adriatico (Maryvonne) che ha problemi simili a quelli del Nuovo Trionfo.

Classe “Foca”

Nel corso della Prima Guerra Mondiale, l’Esercito italiano ha armato quattro trabaccoli della classe “Foca” con un con un grosso cannone navale da 152,40 mm ciascuno. Si può immaginare la robustezza di uno scafo in legno in grado di sostenere una tale artiglieria…

Durante le due guerre mondiali, i trabaccoli vennero utilizzati in operazioni belliche anche di sminamento, grazie allo scafo in legno che era immune alle mine magnetiche. Spesso per evitare che fossero requisiti dalle autorità militari, i proprietari, dopo aver tolta l’alberatura, li affondavano in bassi fondali sperando di recuperarli in futuro.

 

1 CONFORTINI BONINO 2015 – L. Confortini, M. Bonino, Antiche barche e battelli del Po, Grandi Carte, Savignano sul Panaro 2015

Crediti fotografici:
Fig.1 Compagnia della marineria tradizionale "Il Nuovo Trionfo"
Fig.2 Wikimedia Commons
Fig.3 Fondo Fotografico Giacomelli - Comune di Venezia

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