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Gli squeri di Pellestrina

Gli squeri di Pellestrina

Barca xe casa, si è detto per secoli a Venezia. Ed è facile intuirne il motivo: questa è una città che è stata costruita per essere percorsa via acqua. Oggi il legame con l’acqua è mantenuto vivo soprattutto dagli artigiani che restaurano e costruiscono le imbarcazioni a remi o a vela della laguna.

La tradizione degli squeri, i piccoli cantieri dove esperti maestri d’ascia fabbricano e riparano le barche in legno, è antica quanto Venezia, e oggi è ancora tutto - o quasi - come una volta. Il mondo cambia, la gondola, divenuta l’emblema della città, no. E neanche i sandoli, le sanpierote, le caorline, i topi, i cofani e tutte le altre tipiche imbarcazioni lagunari.

Gli squeri tradizionali sono di regola costituiti da uno spiazzo in terra battuta digradante verso l’acqua per il varo e alaggio delle imbarcazioni, mentre il lavoro vero e proprio di costruzione delle barche avviene all’interno di una teza, capannone in legno che poggia su pilastri di cotto, che talvolta può avere un piano superiore destinato ad abitazione dello squerariol.

Scoprire gli squeri di Pellestrina è come compiere un viaggio in luoghi reali lungo coordinate virtuali: purtroppo sono ormai tutti fuori attività. Ne ricordiamo però un paio vista la loro importanza per la riscoperta della navigazione a remi e a vela in laguna.

Gli Schiavon erano abili maestranze giunte dalla Dalmazia (in veneziano "schiavone" significa dalmata) per lavorare alla costruzione dei Murazzi a metà del ‘700. Lungo il litorale veneziano avviarono alcuni cantieri, soprattutto a Pellestrina.

I fratelli Attilio e Nino (nati rispettivamente nel 1926 e nel 1929) erano considerati i maestri del “batelo a pisso”, gli “inventori” della sanpierota, ma costruivano anche molti altri tipi di barche: bragozzi, topi, batàne, bateli mestiereti, cofani, “tutto insomma!” - ricordava Nino - tranne caorline e gondole. Di Nino sono pure le corbe che serviranno al nuovo progetto per ricostruire il Bucintoro. Il cantiere ha chiuso dal 1991.

Anche quella dei Menetto è una dinastia squerariola da più generazioni – se ne trova traccia in documenti del 1764. Piero Menetto iniziò il suo apprendistato proprio dagli Schiavon nel 1963 per poi proseguire l’attività nel cantiere paterno, nei pressi del cimitero di Pellestrina.
Lavorando interamente secondo le tecniche antiche, era considerato un “primitivo” dagli squeraioli “moderni” che invece facevano uso dei piani di costruzione: per lui infatti “per fare una barca bastano uno spiazzo, del buon legno, qualche sesto, tanto, tanto occhio e abilità”. Con “occhio” non intendeva “a caso”, ma secondo una sensibilità maturata da una lunga esperienza.

Piero ha costruito buona parte delle sanpierote esistenti in laguna: apprezzate e inconfondibili anche dai meno esperti. La sua scomparsa a 60 anni appena compiuti nel 2008 è stata una vera perdita per la cultura marinaresca veneziana.


DETOURISM è la campagna della Città di Venezia per promuovere il turismo slow e sostenibile.

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