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Itinerario Il Sestiere di Cannaregio

IL SESTIERE DI CANNAREGIO

 

L’itinerario propone un percorso alternativo a quello della più nota Strada Nuova, che suggerisce, oltre alla visita delle principali chiese, alla passeggiata tra calli e fondamente, alcuni punti per osservare la laguna da scorci panoramici davvero spettacolari. Il sestiere di Cannaregio, parte nord occidentale di Venezia, si estende dal Canal Grande fino alla Laguna. È una parte di città ancora oggi densamente popolata. l sestiere si divide storicamente in due parti. Una più antica che si affaccia sul Canal Grande con i suoi palazzi, e l’altra più recente (soprattutto ‘600-’700) più popolare.
Partendo dalla Stazione ferroviaria di Santa Lucia, Imboccare la Lista di Spagna fino ad arrivare in Campo San Geremia. Spostandosi a destra verso il centro del campo, proprio di fronte, si può ammirare l’imponente Palazzo Labia  costruito tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, prestigiosa dimora acquistata nel della famiglia Labia, ricchi mercanti catalani elevati al rango nobiliare a metà del ‘600, che investì ingenti risorse nella cura degli interni del Palazzo, assoldando i migliori artisti dell’epoca, tra i quali GB. Tiepolo. Suo è infatti il grande ciclo dedicato alle storie di Cleopatra nel salone da ballo (Trionfo di Apollo sul soffitto e sulla parete possiamo ammirare l’incontro di Antonio e Cleopatra e il Banchetto di Cleopatra). Attualmente una parte del palazzo è sede regionale della RAI. Lasciato il Campo San Geremia ci si addentra verso zone più tranquille e più caratteristiche. Il primo ponte che si incontra è il Ponte delle Guglie, costruito nel 1580 come sostituzione di una struttura in legno. Il nome deriva dai quattro obelischi posti sulle balaustre posti nel 1823 durante l’ultimo restauro. Prima di iniziare la visita del Ghetto, un’occhiata al Ponte dei tre archi che si incontra proseguendo per la Fondamenta di Cannaregio. Altro ponte molto particolare che prende nome dalla sua struttura ad archi, opera di Andrea Tirali (1688).
Tornando indietro verso il Ponte delle Guglie e imboccando la Calle del Ghetto vecchio si accede al Ghetto veneziano , dove nel 1516 una legge del Senato della Repubblica stabilì la residenza coatta degli ebrei in questa piccola insula, circondata da un anello d’acqua con soli due accessi sorvegliati durante la notte. La particolarità del luogo è determinata dagli edifici molto alti a più piani per poter accogliere il maggior numero di persone. L’impossibilità della comunità ebraica ad espandersi nel tessuto cittadino (dal 1516 fino al 1797) favorirono la costruzione di nuove abitazioni sfruttando l’altezza. Vi prospetta il Museo Ebraico  (ingresso scontato con Rolling), che raccoglie interessanti esempi dell’arte ebraica veneziana dei sec. XVII-XIX. Nel compatto tessuto edilizio del Ghetto, piccole cupole segnalano la presenza di sinagoghe, dette anche Scuole, per l’insieme di funzioni assolte. La più fastosa è la Scuola Levantina nel Ghetto Vecchio, fondata nel 1538 e rinnovata nel ‘600 forse su progetto di Baldassarre Longhena. Dal campo del Ghetto Nuovo, si prenda il ponte che porta alla Fondamenta degli Ormesini, si proceda sulla sinistra lungo la fondamenta fino al ponte in pietra, quindi proseguire sempre dritto nella calle stretta di fronte al ponte raggiungendo Campo Sant’Alvise un solitario camposagrato molto tranquillo.
La Chiesa di S. Alvise di origine trecentesca (inclusa nel circuito Chorus, ingresso scontato con Rolling) custodisce all’interno (rimaneggiato nel ‘600) dipinti di G. B. Tiepolo, tra cui una pregevole Salita al Calvario (1743) alla parete destra del presbiterio. La navata conserva dell’originaria struttura uno dei primi esempi di barco (coro pensile delle monache), sorretto da colonne, che comunicava direttamente con il convento adiacente. Alvise è la forma veneziana del nome Luigi, vescovo di Tolosa a cui la chiesa è dedicata. Da Sant’Alvise, in qualche minuto si raggiunge anche la Chiesa della Madonna dell’Orto. Eretta nel corso del XV sec., originariamente dedicata a San Cristoforo (il titolo attuale risale al Trecento quando, secondo la tradizione, fu rinvenuta una statua della Vergine con il bambino in un orto della zona), si affaccia su un piccolo campo-sagrato di suggestiva bellezza. Nella facciata in cotto con elementi romanici, gotici e rinascimentali, ornata di statue, si apre un portale gotico-rinascimentale; il campanile quattrocentesco termina con un cupolino a bulbo aggiunto da Bartolomeo Bon nel 1503. L’interno, a tre navate, custodisce dipinti di Jacopo Tintoretto, sepolto nel 1594, nella cappella a destra del presbiterio: nella navata destra, Presentazione di Maria al tempio (1552); nella 4ª cappella a sinistra, S. Agnese risuscita Licinio (1579 c.); grandi tele nel presbiterio (Giudizio universale e Adorazione del vitello d’oro, 1546 c.). L’artista abitava a poca distanza da qui, oltre il canale, lungo Fondamenta dei Mori. all’interno vi sono: al primo altare destro, S. Giovanni Battista di Cima da Conegliano (1493 c.); nella rinascimentale cappella Valier, la 1ª della navata sinistra, Madonna col Bambino di Giovanni Bellini (trafugata nel 1993). Sempre proseguendo tra calli contorte e ponti con scorci molto particolari (Ponte di Sacca con vista sulla Sacca della Misericordia e sulla Laguna verso Murano), si raggiunge uno dei campi più caratteristici e silenziosi di Venezia, Campo dell’Abbazia, troviamo la Chiesa dell’Abbazia della Misericordia con a fianco la Scuola Vecchia della Misericordia. La chiesa, con l’attigua abbazia, fu fondata nel sec. X (chiamata anche Santa Maria di Val Verde), fu poi ricostruita nel sec. XIII e più volte ristrutturata. In angolo con la barocca facciata (rifatta nel 1651-59), sul campo che conserva ancora l’originaria pavimentazione in cotto, si innesta il quattrocentesco prospetto della Scuola Vecchia di S. Maria della Misericordia, eretta nel 1310 e più volte ampliata. I due angeli sull’architrave del portale sono l’unico resto di un rilievo di Bartolomeo Bon oggi conservato al Victoria and Albert Museum di Londra. Tra le vicissitudini della Scuola divenne proprietà di un pittore, Italico Brass, che la restaurò e la scelse come centro di importanti rassegne d’arte Poco distante è la Scuola Nuova di S. Maria della Misericordia, costruita su disegno di Jacopo Sansovino tra il 1534 e il 1583, ma rimasta incompiuta. Quest’ultima è un ampio edificio, costruito per soddisfare il crescente numero di adesioni alla confraternita nel XVI secolo. Per molti anni sede dell’Archivio comunale e di una Società sportiva ora in restauro. Dopo aver percorso la fondamenta di San Felice percorriamo brevemente l’ultimo tratto della Strada Nuova per una visita alla Ca d’Oro, la massima espressione, insieme a Palazzo Ducale, del gotico fiorito a Venezia. Edificato su commissione della famiglia Contarini, fu costruito in forme gotiche da Bartolomeo e Giovanni Bon e Matteo Raverti (1422-40). Il palazzo deriva il nome dalle dorature che ornavano la facciata sul Canal Grande; questa, rivestita di marmi policromi, presenta un portico terreno su colonne, due aeree logge ad archi intrecciati, graziosi balconi ed un’originalissima merlatura. È un singolare e suggestivo esempio di ispirazione orientale tipica dell’architettura gotica veneziana del ‘400; lo si nota dall’ideazione di motivi architettonici, dal lusso dei marmi, dalle splendide policromie e dorature, ora svanite. E’ probabile che nell’idea originaria, ricollegandosi al tradizionale tipo di palazzo veneziano, la costruzione avesse dovuto presentarsi composta del corpo centrale affiancato da due ali minori. Invece troviamo solo l’ala destra, forse per mancanza di spazio. Dopo varie vicissitudini e restauri il palazzo divenne proprietà della famiglia Franchetti. Nel 1916 il palazzo fu donato, assieme alla propria collezione d’arte, allo stato italiano e divenne il primo fondo della Galleria Giorgio Franchetti. La Ca’ D’Oro venne trasformata in museo nel 1927: la collezione, oltre ad arredi, arazzi e monete conta alcune opere di rilievo di Tiziano, Carpaccio, Mantegna, Giorgione, Cima ed altri.
Proseguendo per la Strada Nuova in pochi minuti si raggiunge Campo Santi Apostoli  con la Chiesa ristrutturata nel 1575, tappa di passaggio per sconfinare di poco nel percorso per ammirare la piccola, isolata chiesa nel ristretto campo dei Miracoli. A poca distanza da Campo SS. Apostoli (percorso: Campiello Casson, San Canciano, Campo Santa Maria Nova, Santa Maria dei Miracoli) si trova la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli  (inclusa nel circuito Chorus, ingresso scontato con Rolling).
La storia della chiesa è legata ad un’immagine “miracolosa” della Madonna, il cui dipinto si trova sull’altare e per il quale fu costruito lo splendido edificio. Autentico “scrigno prezioso” rinascimentale, opera di Pietro Lombardo, che con la sua bottega si scatenò all’interno a decorare, intagliare, traforare miniaturisticamente la pietra e i marmi; figure di animali e di piante, cortei di putti e sirene, teste mostruose e fregi che si rincorrono per tutta l’aula. Presenta infatti un paramento di marmi policromi che ravviva l’elegante architettura dei fianchi e della facciata, coronata da un frontone semicircolare. L’interno è di raffinata eleganza nel rivestimento marmoreo, nella volta a cassettoni con busti di Santi, dipinti da P.M. Pennacchi (1528), nella tribuna sopraelevata, cinta da balaustra e profusa di finissime decorazioni scultoree di Tullio Lombardo. Il barco, coro pensile sopra l’ingresso, è ornato di una Madonna col Bambino di Palma il Giovane. Tornando indietro verso Campo SS. Apostoli per terminare il nostro Itinerario.
Lasciandoci alle spalle il campo SS. Apostoli, imboccare la calle larga denominata Salizzada del Pistor e seguire scrupolosamente il percorso suggerito fino a che non si aprirà, davanti a voi, un ampio campo, il Campo dei Gesuiti. Attraversatelo tutto in direzione laguna. Prima della chiesa, sulla vostra destra noterete l’Oratorio dei Crociferi. Esso fu probabilmente fondato verso la metà del XII secolo, da un piccolo gruppo di frati dell’Ordine dei Crociferi proveniente da Roma, che svolse a Venezia un’utile funzione sociale nel campo dell’assistenza ai malati e dell’ospitalità ai pellegrini. In epoca cinquecentesca una serie di ristrutturazioni culminò nella decorazione dell’oratorio affidata a Jacopo Palma il Giovane che la realizzò tra il 1583 ed il 1592. Negli otto teleri che occupano tutte le pareti sono raffigurate con forte realismo le vicende legate alla storia dell’Ospedale e dell’Ordine ed alcuni momenti della tradizione cristiana, momenti liturgici a cui costoro erano particolarmente devoti. Qualche metro più in là la baroccheggiante Chiesa dei Gesuiti. Originariamente denominata chiesa dei Crociferi venne ricostruita tra il 1715 e il 1730 dai Gesuiti (l’ordine religioso che subentrò ai Crociferi), con una facciata barocca elaborata su modelli romani. La chiesa, dedicata a S. Maria Assunta, ha uno sfarzoso interno decorato con intarsi di marmo e stucchi bianchi e oro. Al primo altare sinistro, Martirio di S. Lorenzo, opera firmata di Tiziano (1558); all’altare del transetto sinistro, Assunta, opera giovanile di Jacopo Tintoretto. L’itinerario si conclude alle Fondamenta Nuove dove ci si potrà riposare godendosi la laguna settentrionale, le isole di San Michele e Murano. Dalle qui è possibile raggiungere le isole della Laguna Nord.

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